Riconoscere e trattare i segni precoci dell’autismo: la metà invisibile della storia (parte 4)

M&R

 

Riconoscere e trattare i segni precoci dell’autismo: la metà invisibile della storia (parte 4)

Introduzione

Negli articoli precedenti di questa serie (II parte: Riconoscere e trattare i segni precoci dell’autismo: Teoria e ricerca; III parte: Riconoscere e trattare i segni precoci dell’autismo: The Infant-Parent Therapeutic Process), Barbara Kalmanson mostra efficacemente quanto l’attenzione alle interazioni precoci del neonato e dei genitori sia il mezzo migliore per individuare quei bambini che non sono naturalmente attratti da altri esseri umani. Nei primi tre mesi di vita, genitori e neonati di solito acquisiscono via via sempre più padronanza e, naturalmente, si notano e si incontrano nel processo reciproco di diventare esseri sociali.

Ma, come abbiamo visto nei video della II parte, i bambini che nascono con sistemi sensoriali e motori atipici lottano assieme ai loro caregiver per trovare questi momenti di tranquillità. Invece di aumentare l’interesse reciproco e il piacere, i loro incontri possono essere segnati da angoscia, piattezza emotiva, disperazione ed esaurimento. Qualunque sia la propensione interattiva intrinseca che il bambino possiede non è sufficientemente attivata e non viene alimentata. Mentre questi primi incontri infruttuosi si moltiplicano e dominano, genitori e figli sono derubati di innumerevoli momenti di sentire e godere della reciproca presenza. Non si trovano l’un l’altro per stabilire quel legame sempre più ricco che sostiene la crescita del bambino.

 

La storia interiore

Questo articolo della quarta parte sposta la lente d’ingrandimento sulla metà invisibile della storia. Siamo estremamente interessati a ciò che possiamo osservare focalizzandoci sul comportamento visibile negli scambi tra neonato e genitori. Tuttavia, dobbiamo ricordare anche che il comportamento esplicito ci dà informazioni solo su ciò che è tangibile, senza mostrare come i genitori e il bambino costruiscano le rappresentazioni di ciò che sta accadendo tra loro. Ciascun contatto tra loro costituisce la base per le percezioni congiunte di come ci si senta ad essere in relazione. Con ogni scambio, neonato e genitore lavorano istintivamente per “creare un senso” ad ogni minuto insieme. Le rappresentazioni multisensoriali, in continua evoluzione, prodotte da neonati e caregivers determinano il modo in cui ciascuno di essi risponde nel secondo successivo. Nel corso del tempo queste rappresentazioni frammentate si fondono per creare un’esperienza coerente che rappresenta come ci si sente a stare con l’altro e, finalmente, modella le aspettative e le generalizzazioni di come verremo percepiti e trattati in tutte le altre relazioni.

Per esempio, un padre avvolge la figlia di quattro mesi, Emily, nell’asciugamano dopo il bagnetto. Avverte come le sue cure siano calmanti e riscaldino il corpo della bimba. Immediatamente, la bambina codifica queste sensazioni piacevoli insieme ai movimenti del padre sorridente, al suo profumo, alla voce profonda e al viso con la barba che punge. A sua volta, Emily si stringe al collo e alle spalle del padre. Mentre il padre sente la sua bambina accoccolarsi, si immerge a sua volta nell’abbraccio. Internamente, il padre è emozionato dalla loro unità, “mappa” le preferenze sensoriali di Emily per il tatto, la temperatura e la posizione del corpo e si sforza di continuare questa reciproca connessione mentre veste la figlia per la nanna. Le cure affettuose del padre hanno suscitato immediatamente la scarica multisensoriale di Emily, la registrazione del tocco piacevole e del corpo del padre e di conseguenza la sua ricerca e le coccole con lui, approfondendo la loro armonia corporea. Allo stesso modo, la carezza iniziale di Emily ha entusiasmato suo padre producendo nella sua mente uno schema della soddisfazione della sua bambina nell’esser sdraiata dolcemente mentre si dedicano l’un all’altro. Il comportamento esterno e le conseguenti percezioni dinamicamente variegate continuano ad influenzarsi e definirsi a vicenda in modo interdipendente. Successivamente, ogni interazione reciproca rimodella all’infinito non solo il comportamento dinamico della coppia genitore-bambino ma anche il rispettivo senso del Sé individuale, la rappresentazione del partner e della loro relazione attaccamento in crescita. Le azioni osservabili di regolazione reciproca e di sintonizzazione affettiva sono accompagnate parallelamente dall’emergere invisibile di una conoscenza relazionale implicita, dalla creazione di modelli interni e dell’intersoggettività (tutti definiti nella Parte II).

 

Il fragile legame tra genitore e bambino ad alto rischio

La ricerca sullo sviluppo infantile sostiene il ruolo critico che le operazioni interne svolgono nel plasmare una relazione emotiva sicura nel rapporto genitore-figlio. La crescita di ogni bambino e la qualità della relazione diadica sono a rischio se sia il riconoscimento interno che le connessioni esterne non funzionano come si deve, alimentandosi a vicenda e maturando insieme (vedi Aitken & Trevarthen, 1997; Trevarthen & Aitken, 2001; Feldman et al, 2007). Quando le discrepanze e la disregolazione illustrate nelle parti II e III caratterizzano le esperienze precoci, genitori e i neonati ad alto rischio (HR) vedono una sfida davanti a sé prima di poter coltivare scambi coerenti e positivi e schemi condivisi.

La conseguenza invisibile di questi inizi travagliati è che sia i genitori che il neonato (secondo il suo livello di sviluppo) sono portati a creare immagini e significati distorti sulla base di questi piccoli contatti. A loro volta, queste percezioni interiori confuse diventano aspettative negative che determinano progressivamente le risposte successive l’uno verso l’altro. Così come avviene negli incontri armoniosi, anche gli scambi frammentati creano schemi interni di quel momento. Così, quando queste rappresentazioni dirompenti si moltiplicano e si strutturano, genitori e neonato prevedono che i loro contatti saranno dannosi e porteranno innanzitutto all’evitamento e successivamente a veri e propri danni. Se i professionisti non riconoscono e intervengono il prima possibile, questi modelli deteriorativi si evolveranno rapidamente in disturbi relazionali guidati da paure ben radicate sia nei genitori che nel bambino. Nel delineare questa azione invisibile, l’obiettivo di questo lavoro è anche quello di approfondire l’idea secondo cui la relazione vulnerabile tra il neonato ad alto rischio e il genitore può diventare la prima e più potente fonte per scoprire, prevenire e migliorare i primi segni di disturbi dello spettro autistico. L’instabile lavoro relazionale della diade si sforza di produrre la propria energia composta da due fattori: (1) la segnalazione affettiva reciproca del genitore e del neonato e la risposta l’uno all’altro, (2) all’interno del genitore e del bambino stessi, queste azioni/sensazioni esterne vengonmo alimentate impregnate di quelli che Stern ha definito gli “affetti vitali” (Stern, 1985; 2010) che creano significati e rappresentazioni interiori (di Sè, dell’altro e dell’interazione diadica). Nel complesso, gli affettivi vitali determinano la prossima risposta di ogni partner nell’interazione.

In breve, vedremo i video esemplificativi della Parte II, raccogliendo delle metaforiche “radiografie psicologiche” di genitori e figli per catturare meglio ciò che il comportamento manifesto implica nei loro mondi interni. Prima di farlo, però, descriveremo brevemente gli studi recenti sull’individuazione precoce dell’autismo per comprendere come le evidenze e le aree carenti portino direttamente alla necessità urgente di un’indagine più approfondita delle interazioni osservabili e dei mondi interni nella relazione genitore-bambino ad alto rischio. In sostanza, vedremo che gran parte della ricerca sull’individuazione precoce dell’autismo ha trascurato due elementi cruciali: (1) il potente contributo di processi psicologici impercettibili alla creazione della relazione, (2) le modalità dell’influenza reciproca dinamica, contestuale e in divenire del genitore e del bambino ad alto rischio uno sull’altro e, in ultima analisi, la natura della loro relazione. Più precisamente, l’individuazione di come il comportamento e le percezioni interne mescolandosi chimicamente l’uno con le altre illuminino le prime espressioni anomale di partner interattivi che lottano per connettersi. Questi contributi cosìpreziosi potrebbero rivoluzionare gli interventi clinici nell’autismo in due modalità principali:

  1. Diagnosi precoce – identificando scambi alterati specifici dai due ai sei mesi di età che sono indicatori di un neonato a rischio di ricevere successivamente diagnosi di autismo.
  2. Intervento precoce - Dotati di questi caratteristici marcatori interattivi, possiamo equipaggiare i genitori di strumenti per catalizzare scambi sincroni e affettivamente sintonizzati con i loro bambini così vulnerabili. La comprensione e il rispetto per le caratteristiche sensoriali e motorie del bambino guiderà i genitori verso la creazione di una relazione più armoniosa e costante, diminuendo allo stesso tempo le risposte non sintonizzate e le rappresentazioni interne errate del Sé, dell’altro e del loro legame sacro.

 

TENDENZE NELLA RICERCA DI INDIVIDUAZIONE PRECOCE DEI SEGNI DI AUTISMO

   I. RICERCA CENTRATA SUI BAMBINI AD ALTO RISCHIO E CON AUTISMO

L’obiettivo più ampio della letteratura sull’individuazione precoce dell’autismo è stato quello di trovare marcatori attraverso lo studio esclusivo del bambino a rischio o del bambino con autismo in tre aree principali: sintomi distintivi dell’autismo, compromissione delle capacità fondamentali dello sviluppo e alterazionisensoriali e motorie pervasive. Attraverso esperimenti e revisioni, gli esperti di autismo hanno tratto due conclusioni generali chiare dai loro sforzi così estesi. In primo luogo, tutte e tre le caratteristiche comuni dell’autismo si presentano a diverse età cronologiche (Landa et al, 2013) o non si presentano affatto fino a 12-36 mesi (Pineda et al, 2015). In secondo luogo, la ricerca ha chiarito abbondantemente che l’eterogeneità è la componente principale della popolazione autistica (Aldred et al, 2004; Lord & Somer, 2010; Mitchell et al, 2011; Jones et al, 2014). In netto contrasto con la ricerca dei primi marcatori comportamentali dell’autismo, altri autori hanno perseguito con forza l’individuazione di processazioni sensoriali irregolari nei neonati ad alto rischio che distinguono lo sviluppo del loro sistema nervoso autonomo da quello tipico. Questi studi tecnici hanno trovato le differenze più consistenti nei vari aspetti dell’uso dello sguardo nei neonati cui sarà poistato diagnosticato l’autismo ai tre anni di età. Queste valutazioni fisiologiche saranno discusse più avanti, insieme agli sforzi per collegarle al comportamento infantile manifesto e alla natura degli scambi diadici.

 

II. STUDI SULL‘INTERVENTO CENTRATO SUI GENITORI

Caratteristiche critiche dello stile interattivo dei genitori

Altri ricercatori evolutivi del rilevamento precoce dell’autismo hanno analizzato gli stili di interazione dei genitori conducendo studi di intervento parent-mediated.  Gli autori hanno cercato di elicitare quelle caratteristiche delle azioni dei genitori e delle percezioni interiori dei loro figli ad alto rischio/autistici che insieme stimolano una connessione più stabile. Attraverso indagini sistematiche, hanno stabilito che i genitori che rispondono in modo sensibile ai propri figli ad alto rischio/autistici (dai 12 ai 60 mesi) producono generalmente vari risultati positivi tra cui la riduzione dei sintomi dell’autismo e il miglioramento del comportamento sociale (Oppenheim et al, 2014). Anche gli outcome del trattamento si allineano in modo coerente con i modelli dello sviluppo precoce, confermando che il rafforzamento iniziale del coinvolgimento reciproco pone le basi per la capacità, spesso obiettivo di terapia, di attenzione condivisa della diade (Aldred et al, 2004; Kasari et al, 2010; Green et al, 2010).

Rappresentazioni interne dei genitori e funzionamento diadico osservabile

Due nuovi set di studi si sono concentrati maggiormente sull’influenza reciproca tra le rappresentazioni interne dei caregiver e le risposte comportamentali ai loro bambini ad alto rischio. In una serie di programmi di trattamento parent-mediated, gli autori hanno ripetutamente osservato come i genitori che possedevano, sviluppavano e integravano il loro stile interattivo vivace con la comprensione psicologica del proprio figlio, hanno portato i loro bambini a raggiungere i livelli più alti di convolgimento reciproco (Siller e Sigman 2002, 2013; Gulsrud et al, 2010; Kasari et al, 2015).  Questa combinazione di rappresentazioni interiori dei genitori e comportamento osservabile mostra ulteriormente il valore predittivo della visione sullo sviluppo precoce e sull’attaccamento per la popolazione ad alto rischio. A questa conclusione hanno fatto eco due studi pilota estesi (Green et al, 2013; Rogers et al, 2014). Nel processo di identificazione e trattamento con successo dei bambini a alto rischio (7-15 mesi) e delle loro madri, ogni gruppo di ricerca ha confermato come sia il cambiamento tangibile della comunicazione che la strutturazione nei genitori dell’immagine del proprio bambino ad alto rischio HR abbiano avuto un grande impatto nei loro trattamenti abbreviati.

 

III. L’EROSIONE DEL DESIDERIO SOCIALE DEI BAMBINI AD ALTO RISCHIO

Diversi team di ricercatori hanno prodotto dati iniziali molto interessanti, attraverso una sistematica ricerca sistematica concentrandosi esclusivamente sul deterioramento del desiderio dei bambini ad alto rischio di un contatto sincrono con i genitori. Tra queste nuove esplorazioni, è straordinaria l’analisi di Wan et al (2013) che ha mostrato come l’attenzione debole del bambino ai genitorie la mancanza di affettività positiva siano accompagnati da una scarsa reciprocitàdiadica a 12 mesi (ma non a 6 mesi). Collettivamente, tutti e tre questi fattori, non l’interazione diadica da sola, prevedevano la diagnosi successiva di autismo a 3 anni.

Lo studio di Jones e Klin (2013) è proseguito e ha individuato una coorte di bambini ad alto rischio, successivamente diagnosticati con autismo, che avevano iniziato a mostrare una diminuzione nel contatto oculare tra i 2 e i 6 mesi. Colpisce la dimostrazione degli autori di come questo meccanismo sociale di base si stesse sviluppando tipicamente prima dei 2 mesi in questo gruppo. Le loro evidenze sonofortemente sostenuta dalla review di Elsabbagh et al (2015) che hanno confermato la progressiva estinzione del comportamento sociale del bambino ad alto rischio talvolta accompagnata da atipie nello sguardo, elementi entrambi i quali possono comparire per la prima volta da pochi mesi di età fino al primo compleanno del bambino.

Il progetto pluriennale di Green et al (2015) è il primo studio di trattamento che verifica diverse ipotesi sulla relazione genitore-bambino ad alto rischio e su come questa possa essere influenzata da processazioni visive vulnerabili. Questi ricercatori offrono dati attuali e potenti per comprendere ulteriormente l’azione reale e in divenire tra il bambino a alto rischio e il genitore. Seguendo una precedente ricerca (citata sopra) sulla rappresentazione genitoriale del bambino a alto rischio, Green e i colleghi hanno identificato l’aumento della comprensione dei genitori della comunicazione del bambino fosse l’obiettivo primario di trattamento. Riconoscendo metodicamente i desideri quotidiani dei loro figli, i genitori hanno prodotto sempre più risposte emotivamente in sintonia, favorendo così un contatto diadico più duraturo. Entro i 14 mesi, l’attenzione verso il genitore nei bambini a alto rischio trattati è migliorata più di qualsiasi altro costrutto misurato nello studio. Inoltre, diverse variabili interattive sono state positivamente influenzate dall’intervento. In particolare, i genitori hanno sviluppato uno stile di interazione migliore non direttivo mentre i comportamenti atipici e autistici dei bambini sono diminuiti in modo significativo insieme ai progressi simultanei nel loro comportamento adattivo. Inoltre, i bambini hanno dimostrato una maggiore attenzione visiva e flessibilità (misurata fisiologicamente). In sostanza, il loro approccio terapeutico ha invertito i segnali di allarme di diminuzione dell’attenzione visiva e dell’interesse sociale nei bambini ad alto rischio (Elsabbagh et al, 2015), entrambi spesso considerati i primi marcatori affidabili per una eventuale diagnosi di autismo (Klin et al, 2015; Elsabbagh et al, 2015). L’approccio terapeutico originale degli autori e gli outcome offrono dati promettenti e dettagliati e implicazioni che, ci auguriamo, diano spinta a studi in replicazione. L’utilizzo dei risultati unici di Green e dei colleghi nella ricerca di follow-up ci porterà un passo più vicino alla comprensione dei segnali precoci della diade a rischio per “ritrovarsi”.

 

In breve

La ricerca innovativa parent-mediated offre dati convincenti di quanto la vita interna delle madri di bambini ad alto rischio/autistici debba essere tenuta in considerazione in ogni programma di intervento sulla diade (questi studi non includono i padri). Questi studi dimostrano come la sensibilità materna descritta nella Parte III e caratterizzata da dolore e tristezza possaessere trasformata rivedendo la concezione che hanno genitori delle risposte sensoriali e motorie atipiche dei loro bambini. Inoltre, questi originali esperimenti (citati sopra) mostrano quanto la potente combinazione tra intuizione dei caregivers e modalità di gioco ben sintoniche con il bambino equipaggi al meglio i genitori per accompagnare i loro bambini a sviluppo atipico nelle meraviglie delle relazioni umane. Infine, sappiamo anchepienamente quanto il bambino stesso ad alto rischio dia il suo contributo a questo mix, potendo disturbare la costruzione dell’attenzione condivisa in questo dialogo sincrono. Padroneggiare lo sguardo reciproco è un mezzo vitale per ogni genitore e ogni bambino per incontrarsi veramente ma il contatto visivo e la reattività sociale del bambino ad alto rischio possono segnalare indisponibiltà all’interazione e quindi provocare disperazione nel genitore. Senza rendersi conto che il proprio bambino non è in grado di interagire come dovrebbe, il genitore può allontanarsi, scoppiare a piangere o prenderne atto. Nel complesso, la ricerca più attuale focalizzata sul rapporto genitore-bambino ad alto rischio fornisce una potente prova di come gli indicatori precoci di atipie nel neonato tendano a mostrarsi innanzitutto negli scambi difficoltosi con il caregiver. Dato che questi processi alterati di interazione possono manifestarsi innanzitutto durante il primo anno di vita e oltre, il monitoraggio di tutte le diadi a rischio è altamente raccomandato.

Cosa sarebbe successo se Emily, la bambina descritta in precedenza nello scambio con suo padre dopo il bagnetto, fosse stata una neonata con anomalie sensoriali e motorie pervasive? I loro momenti più cari sarebbero stati senza dubbio molto più difficili da raggiungere. Emily ama l’acqua calda, gli schizzi e porta avanti un semplice gioco d’acqua felicemente con suo padre fino a quando non è il momento di lavarsi i capelli. A questo punto reagisce violentemente all’acqua versata sulla testa, grattandosi il cuoio capelluto e levandosi lo shampoo dal viso. Padre la lava e le parla il più delicatamente possibile ma si sta gradualmente angosciando per lo stress di Emily. La mamma porta gli asciugamani caldi e abbassa le luci del bagno. Il padre abbraccia Emily tranquillizzandola per un po’ ma non abbastanza fin quando il padre si rende conto che la bambina ha bisogno cambiare posizione mentre tenuta in braccio. Tutta l’operazione richiede più di 30 minuti. Non è solo il neonato fragile che deve riprendersi, anche il padre. Una volta che Emily è supina, sposta lentamente lo sguardo sul padre mentre viene rivestita. Stanno ri-regolando insieme. Entrambi respirano lentamente, percependo un silenzio atteso, la co-regolazione reciproca. Il padrecanticchia una ninnananna mentre Emily sospira e persino si accoccola. Questo è il loro momento magico. In questo scenario, l’angoscia prolungata, il recupero difficile e la breve contentezza sono condivisi tutti da padre e figlia. Queste qualità affettive possono appartenere solo alle relazioni.

Sono le irregolarità, la mancanza di sostenibilità, le perturbazioni e l’incompatibilità degli stati affettivi che caratterizzano scene come questa che anticipano il manifestarsi dei primi segni inquietanti dell’emergere dell’autismo.

   

IV. LA “STORIA INTERIORE”

LA CORRISPONDENZADEGLI STATI VITALIDI BAMBINI E GENITORI             

Sotto, immaginiamo e descriviamo la creazione di senso durante l’esperienza del gioco insieme di padre e bambino mentre osserviamo la loro evoluzione. Riconosciamo a questo padre il lavoro per portare il figlio neonato all’attenzione congiunta e connessione reciproca. Daremo a ciascuno di loro una “voce” interiore per dettagliare le loro emozioni somato-sensoriali individuali, immagini interne e risposte conseguenti. Tutte queste azioni interne saranno iscritte in corsivo.

 

..

 

(Padre) P- “Vediamo se al mio bambino piace far rotolare e spingere il tamburo.Proviamo..

- fa rotolare il tamburo fino al bambino e lo riporta velocemente indietro prima che il bambino lo tocchi.

Hmm, non ho catturato il suo interesse. Riproviamo.”

- Lo fa rotolare di nuovo fino al bambino osservando come ne ha attirato l’attenzione e l’interesse. Ma il bambino si concentra sull’oggetto, il tamburo, e non su cosa far rotolare il tamburo insieme significhi per loro.

(Bambino) B - “Hmmm, cos’è quello? Cosa fa? Arriva a me da Papà… gira, fa poco rumore. Papà lo spinge così… hmmm… è duro, il mio braccio lo muove (come Papà), lo spinge (come Papà)… Sì, si muove, rotola, questo suono..” (con il tatto,

la vista, la propriocezione)

-Il bambino fa oscillare contemporaneamente la mano e il braccio e il tamburo rotola indietro da P

- “Ah, va indietro da Papà”.

P – Bene, ha capito subito come imitarmi… ma non sembra divertito. E’ concentrato sul tamburo, non su noi insieme. Cosa posso fare in più? Vediamo se posso renderlo più divertente… per entrambi”

- Mentre il bambino fa rotolare il tamburo indietro, il padre vocalizza dolcemente “Whoo!”

B – Oh, bel suono di Papà mentre rotola da lui… Gonfio il petto e soffio, ancora, fallo più grande!”

- Il bambino afferra il tamburo e lo sbatte sul pavimento. Non segnala chiaramente (nessun contatto visivo) se vuole che il padre si unisca a lui o se piuttosto preferisce esplorare da solo altre azioni alternative con il tamburo. Ricerca più intensità, forza e energia nell’interazione.

P – Wow! Ha una sua idea… Più energia!Ha afferrato il tamburo e l’ha sbattuto così forte! Facciamogli avere più soddisfazione nel farlo insieme. Ora gli mostro che so come si sente, adesso mi unisco al lui nello sbatterlo sul pavimento… forte!”

- Il padre sembra stupito, gli occhi si illuminano, il sorriso è grande e, sincronizzandosi con la cadenza dello sbattere del tamburo da parte del bambino, prende un grande respiro per avvisare il bambino di guardarlo e poi dice “oh!” catturando lo sguardo del bambino e dice enfaticamente: “Bang! Bang! Bang! Bang! Bang!”

B – Fa dei rumori allegri come me. Ho il cuore in gola… Di più!”

- Ora il bambino guarda negli occhi il padre che sta adattando la propria voce al ritmo del battere. Il bambino inizia a sorridere, guardando il padre, e anticipare la risposta vivace del padre.

P- Sembra davvero eccitato, sta sbattendo di più, vede la mia gioia e condivide il suo divertimento. Si sta entusiasmando tutto!”

- Non appena il padre si accorge si esser guardato dal bambino, accende enfaticamente la mimica del viso, scuote la testa e si ripete più eccitato (sempre in abbinamento con il nuovo ritmo del bambino utilizzando sincronia cross-modale).

“BANG, BANG, BANG, BANG, BANG, BANG, BANG!”

B- Sì, sì, sì, sì!, Evviva! Tremo, ho i brividi lungo la schiena e sulla pelle, rido e sento la pancia calda… Il viso di Papà, il rumore, il movimento, sentire tutto insieme a lui… Ora lo fa Papà!”

- Il bambino inizia a sbattere in risposta ritmica alla prosodia delle vocalizzazioni del padre. Unendosi al genitore, alza spontaneamente le braccia e cede il tamburo al padre per fare il rumore e aumentare la loro esperienza inebriante.

Quando P ha accompagnato il rotolare del tamburo con un’energia vocale modulata e cross-modale, B si èilluminato internamente e lo ha segnalato moltochiaramente sbattendo il tamburo. B ha fatto esperienza di sentire che “P capisce come ci si sente ad essere me”. Non c’è stato alcun equivoco su ciò che B desiderasse così P ha potuto ampliare la loro tangibile elettricità. Tuttavia, questa scena felice non sarebbe potuta accadere se il gioco si fosse svolto in modo diverso. Ad esempio, cosa sarebbe successo se P avesse dedotto che B non era interessato al tamburo quando inizialmente mostrava scarso entusiasmo? O se il “Whew!” iniziale di P avesse paventato B facendolo piangere?

Ora vediamo un altro video che mostra una diversa attività (Parte II-Video #3) per osservare come questo comportamento e la lettura attenta creino le condizioni per apportare le necessarie correzioni adattive. Barbara Kalmanson ha sottolineato come il padre dovesse inizialmente rendersi attraente per il bambino cambiando il suo tono, ritmo e movimento per accendere il piacere reciproco. Voglio sottolineare l’ultima parte della loro piacevole interazione. Sintonizzatevi su ciò che segue subito dopo l’imitazione che fa il bambino del grande movimento con la bocca aperta del padre (circa verso i 40 secondi di video).

 

  

P- “Ah, sorride! La mia voce e la mia testa vanno insieme al suo braccio che oscilla e allo sbattere. La mia espressione brilla!

   – Il padre continua a variare l’uso di testa e voce per mostrare elementi fisici che hanno creato la connessione affettiva e si abbina al ritmo che ha attirato il figlio verso di lui. Il padre lavora per mantenere intensi gli Affetti Vitali tra di loro.

B- “Sento le braccia, l’energia del corpo per ‘batti, batti, batti’ insieme alla testa e alla voce di Papà. Oh, mi fa il braccio, è così veloce, ho il fiatone, il suo viso va qua e là. Silenzio.”

- il bambino rallenta, distoglie lo sguardo da P guardando alla sua destra. Accarezza il cuscino.

P- Si è fermato, ha guardato laggiù. Distratto? Troppo?Annoiato? No, a volte lo fa, si prende una pausa.

- Il padre si sente sicuro di poter rallentare, abbassa la voce, il ritmo e l’intensità, poi emette il suono più tranquillo del vento che soffia mostrando di riconoscere che c’è stata una rottura nella connessione e di comprendere che il bambino ha bisogno di modulare la propria eccitazione.

B- ” Hmmm… Papà fa lo stesso suono del mio torace che va su e giù.

           Insieme è piacevole”.

- Il bambino rivolge di nuovo lo sguardo al padre, sorride e saluta con viso, suoni e movimenti più modulati e distesi.

P-Lo sapevo… riprendeva solo fiato. Ok, di nuovo con il mio sorriso,lo sguardo, il movimento della mia testa. Sì, vuole di più e anch’io!

- Il padre aumenta rapidamente l’intensità in ogni suo gesto.

  1. ” Oh, non più tranquillo ora. Voglio che sia più facile, niente più ronzii. Guardo a aspetto che sia più lento.

- Non appena il padre intensifica l’interazione, il volto del bambino diventa più spento. Sta osservando l’aumentata attivazione del papà.

 

Commento

In questo momento di scambio vivace, il lavoro di padre e bambino è quello di affinare il loro linguaggio gestuale per sostenere uno stato comune, co-regolato e armonioso. Il bambino segnala attraverso la propria espressione facciale e il padre prende nota e realizza internamente come il bambino sembra volere che il loro gioco enfatico continui ad un livello reciprocamente modificato. Il padre risponde rallentando e dice “ehi ciao” più dolcemente. Nei primi mesi di vita, le fragili capacità sociali di questo bambino sono emerse e sono state gestite nei suoi incontri precoci con i propri genitori. Come risultato, padre e figlio si stanno attrezzando per arricchire dinamicamente il loro legame. Tuttavia, questo modello di intervento non sembra ancora ricevere l’attenzione che merita dalla ricerca e dalla pratica clinica per l’identificazione precoce dell’autismo.

 

 V.  CONCLUSIONE

Entro i 2 mesi di età, i neonati usano tipicamente lo sguardo per iniziare, sostenere e terminare il contatto sociale con i caregiver. Anche senza l’uso di screening tecnologici, i caregiver possono spesso riconoscere uno squilibrio nella coreografia o una difficoltà nel coinvolgere il loro bambino nel contatto sociale. Come clinici, dovremmo prendere sul serio le preoccupazioni dei genitori riguardo le capacità sociali del loro bambino. I clinici possono fornire un intervento precoce cruciale sostenendo nei caregiver una maggiore comprensione del profilo individuale del bambino, aiutandoli a sviluppare empatia per le sue difficoltà e a attirare il loro bambino nel contatto sociale.

 

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About Griff Doyle Ph.D. and Giulia Campatelli MD. and Barbara Kalmanson Ph.D.

Griff Doyle, PhD is a Licensed Clinical Psychologist in the Washington, DC Metro Area with his office in Bethesda, MD. He is the Director of Admissions and Certification for the Profectum Foundation Training Programs and is Core Faculty Member and Past Co-Chair of the Postgraduate Seminar Series in Developmental Psychotherapy at the Washington School of Psychiatry in Washington, DC.

Giulia Campatelli, MD, é psicologa psicoterapeuta che lavora a Pisa (Italia) e Vienna (Austria). Specializzata in psicologia clinica e psicoterapia sistemico-relazionale, é tra i fondatori dell'associazione DIRimé Italia per la diffusione del modello DIR Floortime.

Barbara Kalmanson, PhD, é psicologa e educatore specializzato che lavora nell'area della San Francisco Bay. Membro nazionale della Zero-Tre, é Senior Faculty dell'Interdisciplinary Council for Developmental and Learning Disorders (ICDL), Fondazione Profectum e associazione DIRimé Italia.